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PERLE 2016 - Inverno

 

Perle, festival internazionale di musica antica edizione 2016, festeggia con un calendario molto ricco i vent’anni di vita dell’associazione Antiqua. Dopo i sei spettacoli tenuti fra luglio e ottobre, il festival si conclude in bellezza con altri tre concerti a dicembre. Dopo lo splendido concerto di Pordenone con il gruppo De Labyrintho diretto da Walter Testolin, il secondo concerto si tiene a Maniago sabato 10 dicembre, ore 20.45, nel Museo delle Coltellerie ed il terzo a Spilimbergo giovedì 15 dicembre, ore 20.30 a Palazzo Tadea.

 

Le quattro stagioni dell’amor cortese
nei canti dei trovatori e dei trovieri

Ensemble Dramsam

Maniago, Museo dell'Arte Fabbrile e delle Coltellerie
Sabato 10 dicembre, ore 20.45

Ingresso libero

 

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Concerto dei vincitori
del Premio ILMAestate 2016
e dei loro maestri
Victoria Melik e Federico Guglielmo, violini
Francesco Olivero e Giangiacomo Pinardi, tiorba

Spilimbergo, Palazzo Tadea
Giovedì 15 dicembre, ore 20.30

Ingresso libero

 

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Le quattro stagioni dell’amor cortese
nei canti dei trovatori e dei trovieri

Ensemble Dramsam
Alessandra Cossi: canto, synphonia,campane
Fabio Accurso: liuto, traversa medievale, percussioni
Gianpaolo Capuzzo: flauti diritti,
Sara Mancuso: arpa gotica

 

Anche se nell’abbondante materiale trobadorico e trovierico che ci è pervenuto non esiste un vero ciclo dedicato alle stagioni, pur sempre si possono ritrovare temi stagionali significativi. A prima vista la poesia musicale trobadorica sembra legata principalmente al tema della primavera, il tempo della claritas (il tens clar, sottolineato anche dall’uso frequente del termine esclarir). La primavera, si sa, è un topos per la cultura europea: calda e umida, della stessa natura del sangue della gioventù, del vino e dell’amor carnale, è il segno della rinascita, senhal principe delle filosofiche segrete trame dell’amor cortese e della “fedeltà d’amore”. Ma anche le altre stagioni hanno temi interessanti, come è esemplificato dal programma di questo concerto: l’estate che scalda il cuore, la melanconia dei ricordi ed il senso di perdita dell’autunno, il freddo inverno che l’amore può stemperare e rendere così meno lunga l’attesa della primavera, che tutto rinnovella. Percorsi più sottili si intravedono però nello svolgersi dei componimenti, così come simbologie un po’ oscure, almeno per noi, si celano nell’andamento musicale, nella modalità delle frasi scandite dai ritmi talora irregolari del testo. Di fatto la veste musicale di queste poesie non è soltanto un bel panneggio ma rappresenta l’intima essenza del componimento: questa unione deve essere considerata sempre indissolubile, a dispetto dei filologi della letteratura che troppo spesso considerano la parola come la sola significante o dei musicisti che spesso estrapolano le melodie dal testo, mostrando alla fine una cosa ben diversa dall’originale, una cosa che assomiglia al corpo morto secondo i teologi ed i filosofi della Scolastica, diverso dal corpo vivo perché differente in numero, cioè solo corpo senza l’anima.
Certo: le segrete trame dei trovatori o dei trovieri, la loro poetica musicale così spesso (solo apparentemente) un po’ scontata o, peggio, di disarmante naïveté (Ce fut en mai / au douz tens gai / que la saisons est bele),appartengono ad un mondo troppo lontano da noi per goderne appieno i significati e i messaggi. Questo discorso vale, a ben vedere, per tutta la musica del medioevo: ma per la monodia del tardo duecento la distanza è davvero molta anche se, nonostante tutto, il repertorio dei trovatori e dei trovieri sembra quello più immediatamente fruibile rispetto alle complicatezze e alle arditezze dell’ ars antiqua o della polifonia tre-quattrocentesca, e non solo perché la chanson o la ballata fanno parte di quel filone musicale che dal racconto epico porta alla canzone odierna: le allegorie, siano queste musicali o testuali, le analogie strutturali a mondi simbolici e “magici”, hanno la peculiare caratteristica di funzionare a prescindere. [F.C.]

 

La poesia e la musica dei trovatori tra XII e XIII secolo


“…quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
Ch’è ditta dentro vo significando”
( Divina Commedia – Purgatorio , canto XXXVI)

 

Nei secoli che immediatamente seguono il confine epocale dell’anno mille , all’interno della società feudale della Francia meridionale,  nasce e  fiorisce un modello poetico che fonda sugli argomenti dell’amor cortese, seppur sporadicamente affiancati da temi di carattere morale o politico,  il suo motivo principale di ispirazione. L’arte poetica che si vien definendo prenderà il nome di art de trobar ,  ad indicare non solo l’intenzione di creare nuovi versi per nuovi temi ma la volontà stessa di dotarli adeguatamente di melodie che ne permettessero la “cantabilità” ; nascevano così i trobadur ,  i trovatori di Provenza.
I trovatori, pur non essendo i primi  a comporre i loro versi in volgare romanzo, furono però sicuramente i primi, nella nascente Europa moderna, a costituire una vera e propria scuola poetica;  diversi, per estrazione sociale e luogo d’origine, si riunirono attorno ad alcune scelte tematiche essenziali e ad alcuni elementi caratterizzanti riuniti sotto il termine di  fin’amor (amor cortese).
Gli elementi caratterizzanti in cui si circoscrive l’amor cortese vengono ben presto delineandosi in una serie di “precetti” che si potrebbero, seppur in maniera estremamente riduttiva, così sintetizzare schematicamente:  l’amore ideale si realizza al di fuori del matrimonio ( oggetto delle attenzioni amorose è sempre una donna sposata, fatto dal quale consegue la necessità del “segreto”);  il rapporto tra amante ed amata si propone come metafora del rapporto feudale di sudditanza (dove l’amato si sottomette all’amata che diviene oggetto della sua devozione); la presenza del “cattivo”, figura che potrà essere rappresentata dal marito  dell’amata ma spesso  incarnata dal “maldicente” (il lauzengier  di molte liriche trobadoriche) che minaccia la segretezza ed il compimento del percorso amoroso.
Il percorso amoroso poi  si fissa in una sequenza di fasi successive:  lo stato di partenza è quello del  freignedor  - dove l’amante cela il suo amore – seguito dalla condizione di prejador- l’amante si rivela implorante all’amata - , quindi è la volta dell’entendedor - l’amante viene accettato dalla dama che si dispone ad ascoltare le sue profferte -, e, per finire, la condizione di drutz , l’amante ricambiato.

            La lirica trobadorica creò di fatto una particolare attenzione della poesia in genere per la sottile indagine psicologica che , passando nella narrativa in versi, e poi in quella in prosa della Francia del nord confluì nel romanzo .
L’influenza della poesia trobadorica troverà cultori ed epigoni in buona parte delle regioni d’Europa, nelle corti gallego-portoghesi ed in quelle della Germania tra Reno e Danubio, nell’Italia settentrionale ed in quella delle repubbliche  marinare, nella fioritura “trovierica” della Francia del nord. [C.G.P.]

 

Testi a cura dell'ensemble Dramsam


 

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